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		<title>Maremontana, 24 Marzo 2013</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Mar 2013 19:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Trail Running]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciao, come ti chiami? Ciao, mi chiamo Adeona. Da dove vieni? Dal nord. Ti piace il locale? Si, bello, ma&#8230; Ma? Oggi ci sono tante luci, troppo forti. Non è che stai bevendo troppo? Ma no! Anzi, non ti chiedo di tenermi compagnia, ma&#8230; Resto con te. Senti, già che resti qui, allora, mi raccogli [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, come ti chiami?<br />
<em>Ciao, mi chiamo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Adeona" target="_blank">Adeona</a>.</em></p>
<p>Da dove vieni?<br />
<em>Dal nord.<span id="more-2098"></span></em></p>
<p>Ti piace il locale?<br />
<em>Si, bello, ma&#8230;</em></p>
<p>Ma?<br />
<em>Oggi ci sono tante luci, troppo forti.</em><br />
Non è che stai bevendo troppo?<br />
<em>Ma no! Anzi, non ti chiedo di tenermi compagnia, ma&#8230;</em><br />
Resto con te.</p>
<p><em>Senti, già che resti qui, allora, mi raccogli quello scialle.</em><br />
Questo?<br />
<em>Si, quello, quello. E&#8217; il mio.</em><br />
<em>Ecco, sii gentile: coprimi le spalle&#8230; che casino, però!</em><br />
E&#8217; la prima volta in questo locale?<br />
<em>Si, sono stata in altri, un po&#8217; più piccoli,  un po&#8217; meno rumorosi. Ma sempre con tante gente.</em></p>
<p>Come ti senti ora?<br />
<em>Meglio, un po&#8217; meglio.</em><br />
Forse è meglio uscire e magari tornare a casa?<br />
<em>No, voglio restare qua.</em><br />
Non insisto, però&#8230;</p>
<p>Aspetta, chiediamo a qualcuno del locale se c&#8217;é un angolo più tranquillo.</p>
<p><em>(Di là!)</em></p>
<p>Adeona, vado a vedere cosa c&#8217;é.</p>
<p>Uhm&#8230; di la non si sta meglio, sai?<br />
<em>Perché? Voglio vedere!</em><br />
Andiamo.<br />
<em>Urka!</em><br />
Visto?<br />
<em>E ora?</em><br />
Torniamo indietro.</p>
<p><em>La musica è forte, mi gira la testa. Voglio piangere.</em><br />
Ma, ma&#8230; aspetta, dai&#8230; io, io&#8230; Resto con te.<br />
No, tu raggiugi i tuoi amici, io devo&#8230;<br />
Devi cosa?<br />
<em>Devo.</em><br />
Ti tengo compagnia, su!</p>
<p><em>Ma tu sei abituato a questo casino?</em><br />
Vengo spesso in locali come questi.<br />
Mi piacciono e conosco tanta gente.<br />
<em>E dove sono oggi i tuoi amici?</em><br />
Boh? Qualcuno di là, qualcuno è tornato a casa.</p>
<p><em>Aiuto, ho paura!</em></p>
<p>Dai, dammi la mano, ti porto fuori.<br />
<em>Ma c&#8217;é un casino di gente! Le scale, no! Riusciremo a passare di la?</em><br />
E&#8217; l&#8217;unica via. Vieni.</p>
<p>Toh! Guarda lì. E&#8217; uno dei gestori del locale.<br />
Chiedo a lui se c&#8217;é un&#8217;uscita di sicurezza.</p>
<p><em>(Di qua, venite, vi accompagno io.)</em></p>
<p>Dai, Adeona, siamo quasi fuori. Come ti senti?<br />
<em>Non tanto bene.</em></p>
<p>Siamo dall&#8217;uscita, stai tranquilla.<br />
Ecco, ci aprono la porta.<br />
Fuori!</p>
<p>A breve ti riprenderai e starai meglio.</p>
<p>Forse la prossima volta è meglio sceglire un altro locale, che dici?<br />
<em>Altra musica, altre luci, dici? <em>Si, forse si.</em><br />
</em></p>
<p>E&#8217; un si poco convincente&#8230; Prima o poi, ci si torna. A <em>noi</em> piace questa musica, questi suoni, questa gente.<br />
<em>E&#8217; vero.</em></p>
<p><em>Io&#8230; io non so che dire&#8230; Grazie!</em><br />
Ciao.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Maratona di Firenze, 25 Novembre 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 21:56:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsa su Strada]]></category>

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		<description><![CDATA[Se volete leggere qualche pensiero sulla corsa, la Maratona di Firenze 2012, andate a fondo pagina. Se volete leggere anche altre cose, iniziate dalla prossima riga. Sarà che sto leggendo, e attenzione: evento poco frequente, il libro di DFW, Una cosa divertente che non farò mai più, e di nuovo attenzione: non scrivo certo come [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se volete leggere qualche pensiero sulla corsa, la Maratona di Firenze 2012, andate a fondo pagina. Se volete leggere anche <em>altre cose,</em> iniziate dalla prossima riga.</p>
<p><span id="more-1516"></span></p>
<p>Sarà che sto leggendo, e attenzione: evento poco frequente, il libro di DFW, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Una_cosa_divertente_che_non_far%C3%B2_mai_pi%C3%B9" target="_blank">Una cosa divertente che non farò mai più</a>, e di nuovo attenzione: non scrivo certo come lui, ma le mie riflessioni sono più che mai rivolte a  quello che mi circonda, alle persone che mi circondano.</p>
<p>Di ritorno a casa, alla stazione di Firenze, mi colpiscono un paio di personaggi. Accanto a me è seduto  un ragazzo con il  suo mega-trolley. Si appresta a mangiare un panino di plastica comprato in uno dei bar di fronte a noi. Con la  coda dell&#8217;occhio l&#8217;osservo: ha la faccia pulita, non da bravo ragazzo, da bravissimo. Un paio di signore, a distanza di pochi minuti, con marcato accento <em>regionale</em>, si avvicinano a noi. Entrambe, con mia sopresa, e senza ipocrisia: con mio piacere, mi evitano e chiedono soldi al mio vicino. Da copione declina, ma con estrema cordialità e gentilezza. Loro, le signore, mi guardano, forse chiedendosi se il caso di venire da me, investire il loro tempo senza successo. Perché, onestamente, nell&#8217;essere classiste sono peggio del sottoscritto. Potrebbero guadagnare bene e fare soldi facili e regolari con qualche reparto di marketing di qualsiasi azienda di servizi. Riescono con facilità, e ovviamente esperienza, a identificare le persone, i loro gusti, le loro disponibilità. Per come sono (siamo) vestiti, per piccoli gesti e movimenti. Capiscono con chi vale la pena provarci o chi è meglio evitare.</p>
<p>Con i compagni di avventura ci dirigiamo verso il binario dove partirà il nostro treno. Da distante noto un signore che getta il mozzicone della sigaretta, ancora acceso, nel cestino della spazzatura, composto solo da un sacchetto di plastica. Con altrettanta destrezza, dopo aver gettato il  mozzicone, infila la mano come per riprenderlo, cosapevole della possibilità che il sacchetto e  il suo contenuto prenda  fuoco. E invece, estrae un  biglietto del treno, forse appena gettato. Penso: guarda se ancora in corso di validità. Per riutilizzarlo e passare parte della sua giornata in giro sui treni stessi. Per a fare un giro nelle stazioni locali, osservando sconosciuti e luoghi diversi, sentendosi un po&#8217; meno solo. Lo immagino scendere qualche fermata avanti, con il rischio, calcolato, di  tornare indietro senza biglietto e prendere un multa che poi chissà se pagherà mai. Sempre che un cestino altrove gli regali una nuovo biglietto.</p>
<p>Scendiamo dal treno regionale e saliamo sull&#8217;Intercity. Mi siedo nel posto assegnato. Automaticamente si crea un piccolo mondo, di durata limitata al viaggio stesso, dove si svolgono e prendono forma dinamiche e situazioni di vita. Guardo e osservo le persone. Le loro gesta, i loro tic. Sfumature che nel mio immaginario le descrivono e le danno una identità.</p>
<p>Un po&#8217; &#8216;in forma&#8217;, ma con un viso molto carino e piercing nel naso, una ragazza si siede  proprio davanti a me. Non incrocia il mio sguardo, ne lo farà per tutto il viaggio se non quando, involontariarmente, le tiro un calcio per allungare le gambe, ancora provate dallo sforzo. Si addormenta quasi subito, o quanto meno cerca di dormire. Mi fa riflettere come, prima di addormentarci, quando dormiamo o appena ci svegliamo, siamo denudati da tutti i tratti che il nostro viso può raccontare. E&#8217; come fossimo tutti  uguali, seppur diversi. Liberi da espressioni e definizioni.</p>
<p>In pochi metri quadrati, vivono diverse generazioni con i relativi contrasti. Accanto a me, un giovane dai capelli rosso carota legge i fumetti sul suo PC portatile. Sempre a portata di vista, dall&#8217;altra fila di sedili, una anziana ma vivace coppia di milanesi fa un trambusto degno di  ragazzini. Il tutto per sistemare le borse, recuperare un paio di panini e soprattutto le  carte da gioco. I fumetti sul PC e le carte da gioco: quanto e cosa ci sta in mezzo oltre ad un corridoio?</p>
<p>Nei sedili accanto un paio di signore anziane. Entrambe di età avanzata, non giovanili, ma eleganti e ben vestite. Le prima con tanti gioielli: orecchini e anelli portati con evidente vanto sta mangiando un panino. Il suo masticare è costante e ripetuto.</p>
<p>Avete mai osservato la gente che mangia? Rivelano molto, alla pari del nostro viso prima di addormetarci o quando dormiamo. Prima di lei mi era caduta l&#8217;attenzione, sul treno regionale utilizzato precedentemente, su uno straniero, asiatico. Teneva il panino con due mani, sempre vicino alla bocca. Un morso e diverse masticate, sempre a bocca spalancata. Era strano, però, il movimento della sua mascella. Dava un morso per strappare il boccone,  chiudeva la bocca per masticarlo e poi la teneva aperta qualche decimo di secondo in più  perché si notasse la pausa o meglio la &#8211; quasi &#8211; innaturalità del gesto. Una cadenza anomala.</p>
<p>La signora, dunque. Con calma si gusta il panino. E&#8217; garbata. Finito, piega la carta con precisione, senza buttarlo negli apposisti contenitori, ma nella sua borsa. Diventa un triangolo spesso, piegato come i sacchetti di plastica o dalla forma di un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Samosa" target="_blank">samosa</a>, se vi piace di più. Neanche il tempo di deporlo nella borsa, che lo riprende e lo riapre. Penso ad un gesto ossessivo-compulsivo, presto svanito quando immediatamente tira fuori un arancio dall&#8217;altra borsa: userà la carta come tovaglia.</p>
<p>Anche la sua vicina di posto mangia. Anche lei uno dei pessimi panini venduti in stazione.  E&#8217; incredibile come spesso, tutti, cadiamo in questo tranello. Sappiamo che questi  maledetti panini non hanno gusto e sono cari per quello che offrono. Però, fanno parte del  biglietto.<br />
E&#8217; necessario mangiarlo, a volte anche quando non si ha fame. La Signora, quindi, mangia il suo panino. Sul tavolino davanti a lei, oltre al suo cellulare, anche il &#8216;Libro delle Ore&#8217;, raccolata cristiana di salmi, canti, eccetera, eccetera.</p>
<p>Anche io mi sono immaginato seduto davanti a me stesso. Quel giorno il viso era particolarmente scavato dalla stanchezza e con le occhiaie più scure che mai, che  delineavano uno sguardo curioso ma finalmente sereno. Ogni tanto illuminato dal sole che invadeva la carrozza quando uscivamo dalle numerose gallerie della ferrovia ligure. Spesso sorrideva<em> </em><a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Franco_Scoglio" target="_blank">ad minchiam</a>. A volte quando il finestrino regalava panorami dove il mare luccicava, immaginando quanche onda da  cavalcare, altre quando una canzone che ascoltava con le cuffie, lo trasportava in una realtà virtuale e gloriosa: non primo a tagliare il traguardo. Ma festante e  festeggiato. Accolto come si accoglie, perché no, il Presidente della Repubblica. Magari ti sta sulle balle, ma se lo vedi da vicino, vieni sotterrato sia dalla carica istituzionela che da un carisma non ben definito (oh! Sognavo ad occhi aperti: dovrò esagerare, no?).</p>
<p>Poi ci sarà stato certamente qualcun&#8217;altro, più attento e sensibile, che avrà visto uno stronzetto un po&#8217; troppo curioso.</p>
<p>Già, la corsa. Risultato e prestazione inaspettata. Poco allenamento specifico, anche se decisamente più preparato rispetto a quella corso all&#8217;inizio dell&#8217;anno a <a title="Maratona di Roma, 18 Marzo 2012" href="http://www.danielenicoli.com/2012/03/24/maratona-di-roma-18-marzo-2012/" target="_blank">Roma</a>. Con i due Grandi Vecchi ci si incontra in città. Neanche il tempo di salutarci e siamo già a mangiare. Pomeriggio di siesta, poi la serata passa velocemente tra aneddoti e pastasciutta. Firenze accoglie i numerosi maratoneti con una giornata velata e temperatura ideale. Appuntamento da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_Vecchio" target="_blank">Ponte Vecchio </a>e poi verso la partenza li vicino.</p>
<p>Riusciamo a salutare Federico, che partirà prima di tutti con il gruppo di <a href="http://www.maratonabili.org/" target="_blank">Maratonabili</a>. Lamenta dolori e doloretti, ma riuscira a correre un bel po&#8217; di km con <a href="http://www.lesch-nyhan.eu/it/iniziative/iniziativa_scheda.php?id=18" target="_blank">Michele</a>. Io, il Vecio e il Grande Vecchio ci incolonniamo per raggiungere il cancello di entrata. Tanto casino. Per evitarlo, il Grande Vecchio s&#8217;imbuca in quello delle 3h &#8211; 3h30&#8242;. Noi proseguiamo verso quello di nostra competenza, l&#8217;ultimo. Caso vuole che calpestiamo i piedi ad Enrico. Ora siamo al completo. Poco tempo di attesa e si parte.</p>
<p>Tengo il freno tirato e i primi km mi servono a riscaldarmi. I primi 12 li corro con Enrico. Poi inizio a girare bene e aumento un poco. Al 18° incontro Mauro, che è andato a mille. Lo saluto e lo supero. Alla Mezza un cumulo di telecamere accerchiano il buon Renzi. Sto bene, aumento sempre di più. Non sono ritmi eccezionali, al contrario. Ma la gamba gira che è un piacere. Dal 25° al 35° è un crescendo. Qualche km lo corro anche sotto i 5&#8242;, che, mi ripeto, per me è un buon ritmo. Sino al 37°/38° tutto bene. Un piao di soste toilette, una borraccia con <a href="http://www.vitargo.com/" target="_blank">Vitargo</a> sino al 25° e 4 gel mi hanno aiutato e sostenuto. Ma di colpo il motore non è più seguito dalle gambe. Di colpo i quadricipiti iniziano ad urlare. Il ritmo cala. Nessun accenno di crampi, ma proseguo con difficoltà.</p>
<p>L&#8217;ultimo km mi sembra di pesare il doppio. Lungarno e poi svolta verso Santa Croce. Si passa sotto diversi &#8216;gonfiabili&#8217;, poi l&#8217;ultimo, quello del traguardo: testa in alto, occhi chiusi e braccia larghe. Ritiro medaglia, telo di sopravvivenza e via subito verso la base. 4h 2&#8217;55&#8243; il tempo finale.</p>
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		<title>UTMB, CCC, Courmayeur – Champex – Chamonix, 31 Agosto 2012</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2012 20:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Trail Running]]></category>

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		<description><![CDATA[Non c&#8217;era il sole, ne su Chamonix ne sulla Valle d&#8217;Aosta. Non c&#8217;era il sole ovunque. http://www.youtube.com/watch?v=tIdIqbv7SPo Dove sei? Momenti esaltanti, compressi in pochissimo spazio: un tempo lungo poco meno di 100 km. Mille emozioni e sfumature di vita concentrate in meno di 24 ore. Poco da scrivere, tanto da ricordare. La partenza, entusiasmante. Tanti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;era il sole, ne su Chamonix ne sulla Valle d&#8217;Aosta. Non c&#8217;era il sole ovunque.</p>
<p><span id="more-1490"></span></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=tIdIqbv7SPo&#038;fmt=18">http://www.youtube.com/watch?v=tIdIqbv7SPo</a></p>
<p><em>Dove sei?</em></p>
<p>Momenti esaltanti, compressi in pochissimo spazio: un tempo lungo poco meno di 100 km.<br />
Mille emozioni e sfumature di vita concentrate in meno di 24 ore. Poco da scrivere, tanto da ricordare.</p>
<p>La partenza, entusiasmante. Tanti piccoli conquistatori. Incoscienti e incosapevoli.</p>
<p>I &#8216;trenini umani&#8217; lungo i single track dei primi chilometri.</p>
<p>La salita al Col du Ferret. Anticipata da uno sprazzo di sole, conclusa in una piccola tormenta di neve: fiocchi a forma di granelli che ti tagliavano la pelle libera da ripari.</p>
<p>L&#8217;affollamento al ristoro di Champex. Il caldo dentro il tendone che poi abbiamo pagato appena usciti dallo stesso.</p>
<p>L&#8217;impegnativa salita alla Bovine: fiumi di acqua e fango superati a suon di imprecazioni. Ma anche tanta determinazione.</p>
<p>Il gelo al ristoro alla Bovine e lo sguardo di tutti i Trailer presenti. Su tutti quello di Enrico, compagno di viaggio, denudato non solo dai vestiti che si stava cambiando, ma anche da quella maschera che quando deboli, impauriti e in difficoltà, ci assale rendendoci così come siamo: umani.</p>
<p>I volontari e i semplici spettatori, sempre incontrati nonostante il tempo avverso. Anche in piena notte, come a Trient. O come quello incrociato appena prima del punto di controllo a Catogne in piena notte. Per poco lo abbiamo creduto un folle: con temperatura sotto zero, circondato solo dalla neve e dal buio, spezzato dalle nostre frontali: <em>Siete a Catogne!</em> Ci ha salutato. La tenda del punto di controllo era subito dietro, illuminata da un caldissimo fuoco.</p>
<p><em>Mi abbracci?</em></p>
<p>Le prime luci al passaggio all&#8217;Argentiere.</p>
<p>Gli entusiamanti 500 metri finali, percorsi  a suon d&#8217;incitamenti di voci amiche e di sconosciuti.</p>
<p>L&#8217;ubriacatura finale, superato il traguardo, di aver fatto qualcosa non eccezionale ma molto speciale. Per un momento, seppur breve, ho creduto di volare correndo. Ed è stato bellissimo.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=VoIjwBIFSfM&#038;fmt=18">http://www.youtube.com/watch?v=VoIjwBIFSfM</a></p>
<p><em>Credimi.</em></p>
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		<title>C&#8217;e Riso e Sorriso</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Oct 2012 10:04:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi è piaciuto molto questo articolo di Massimo Gramellini. Di seguito il testo: Ridere e sorridere sono gesti diversi, quasi opposti. Due mondi. Si ride con la pancia, si sorride con la testa. In casi più rari, col cuore. Prendiamo Monna Lisa. Ho cercato tanto in giro il suo sorriso, trovandolo di rado, forse per [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è piaciuto molto <a href="http://www.lastampa.it/2012/09/26/cultura/opinioni/buongiorno/c-e-riso-e-sorriso-BoNvqcum39v3lVxcyWcAvL/index.html" target="_blank">questo</a> articolo di Massimo Gramellini. Di seguito il testo:</p>
<p><span id="more-1493"></span></p>
<p><em>Ridere e sorridere sono gesti diversi, quasi opposti. Due mondi. Si ride con la pancia, si sorride con la testa. In casi più rari, col cuore. Prendiamo Monna Lisa. Ho cercato tanto in giro il suo sorriso, trovandolo di rado, forse per colpa dei miei occhiali. Da ragazzo mi chiedevo per che cosa sorridesse quella donna. Certamente non per una battuta volgare, né per un doppio senso da film di Natale. Per un raffinato aforisma, ecco. O per il calembour di un dotto spasimante. Oppure per un pensiero nobile, declinato da un poeta capace di piegare le parole in forme sottili… E se invece a incresparle le labbra fosse stata l’immagine di Leonardo preso a torte in faccia?</em></p>
<p><em>Come tutti quelli che ridono poco e sorridono molto, temo di essere nato nel posto sbagliato. Me ne accorsi da ragazzo, quando le barzellette scurrili degli amici catturavano l’attenzione dell’uditorio molto più delle mie, che poi si riducevano sempre a una sola: quella dei tre inglesi che stanno giocando a carte nel loro club.</em></p>
<p><em>Dalla finestra aperta giunge il rombo di un motore. Dopo cinque minuti di silenzio un giocatore sussurra: «Era una Jaguar». Passano altri cinque minuti e interviene il secondo. «Non sono d’accordo. Era una Ferrari».</em></p>
<p><em>Dopo un’altra pausa interminabile il terzo getta le carte sul tavolo e si alza: «Me ne vado. Queste discussioni mi innervosiscono».</em></p>
<p><em>Prima che chiediate il mio internamento, ammetterò che Alberto Sordi alle prese col «maccarone» fa scompisciare anche me, e così Totò mentre detta a Peppino la lettera dei punti e virgola. Le risate più irresistibili della mia vita le devo alla scena di «Tre uomini in fuga» in cui Louis De Funès cerca di fermare le russate baritonali del suo compagno di stanza con suoni onomatopeici. Ciò non toglie che se fossi nato nell’antica Roma avrei preferito le commedie delicate di Terenzio a quelle facili di Plauto e che i miei scrittori e sceneggiatori preferiti siano inglesi o al massimo newyorchesi. Anni fa fu per me di grande insegnamento la visione di un film di Woody Allen in un cinema romano. «La dea dell’amore». Un susseguirsi esilarante di battute fini per le quali in sala mi sembrava di ridere, o sorridere a voce alta, soltanto io. Ma appena Woody chiese alla prostituta Mira Sorvino se per caso fosse nata a Vaccopoli, dei tizi dietro di me esplosero in uno sghignazzo irrefrenabile. Mi voltai a guardarli: erano i portavoce di due partiti dell’epoca, oggi fusi (ancora per poco) in uno solo.</em></p>
<p><em>Mi sono cacciato in un sentiero pericoloso: il sorriso come esclusiva degli snob esangui e acculturati, mentre i barbari affrontano la risata di petto, proprio come la vita. In realtà il sorriso sarebbe ben poca cosa, se fosse solo un tic intellettuale. Invece è uno scudo con cui deviare i colpi del destino. Sapere sorridere di se stessi è un calmante e al contempo un antidepressivo. Se la risata rappresenta uno sguardo critico o liberato sul mondo, il sorriso rimane anzitutto uno sguardo su se stessi. Un modo per ripiegarsi e rivelarsi. Diffidate dei tronfi che contrabbandano la pesantezza per profondità. La vera profondità, insegnava con l’esempio Italo Calvino, si raggiunge nella leggerezza, di cui il sorriso è l’immagine più autentica. Monna Lisa, ora lo so, è l’anima di Leonardo. Per questo sorride.</em></p>
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		<title>CCC, Courmayeur &#8211; Champex &#8211; Chamonix</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Aug 2012 11:35:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Trail Running]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché camminare e correre, per 100 km, sulle Alpi a cavallo tra Italia, Svizzera e Francia? Beh, oltre al gesto strettamente sportivo, ho altre motivazioni. Ovviamente. Correrò spesso da solo. Ma dentro di me porterò le persone alle quali sono più legato. E ogni tanto ci parlerò. Correrò su un percorso, uno sterrato, un sentiero. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Perché camminare e correre, per 100 km, sulle Alpi a cavallo tra Italia, Svizzera e Francia? Beh, oltre al gesto strettamente sportivo, ho altre motivazioni. Ovviamente.</p>
<p><span id="more-1480"></span></p>
<p>Correrò spesso da solo. Ma dentro di me porterò le persone alle quali sono più legato. E ogni tanto ci parlerò.</p>
<p>Correrò su un percorso, uno sterrato, un sentiero. Ma correrò anche nel mio passato, ripercorrendolo in tutte le sue sfumature. Cercherò un passo, la risposta, che possa essere accolto su un terreno solido, la mia scelta.</p>
<p>Scavalcherò i sassi, i miei errori, anche se a volte re-inciamperò sugli stessi.</p>
<p>Mi arrampicherò con mani e piedi sulle pietre, le mie convinzioni. Le tasterò chiedendomi se quell&#8217;ultima esternata è stata quella giusta, solida e rassicurante.</p>
<p>Respirerò le mie decisioni. Ogni goccia di sudore persa sarà una iniziativa già eseguita.</p>
<p>Praticare Trail Running, per me, significa anche questo. Una metafora della vita, e perché no, un momento di meditazione. Dove, alla fine, non avrò solo il premio di Finisher. Ma quel &#8216;qualcosa&#8217; in più. Non necessariamente giusto. Ma certamente più pulito e vero.</p>
<p>Seguimi sul <a href="https://www.facebook.com/daniele.punto.nicoli" target="_blank">mio profilo</a> di Facebook.<br />
Oppure sul <a href="http://utmb.livetrail.net/" target="_blank">Live Trail</a>: scegli la gara CCC e poi pettorale n° 7636.<br />
Se vorrai, scrivimi e sostienimi con uno o più SMS! Nel pieno della notte, o in un possibile momento di difficoltà, mi aiuterà e mi farà certamente piacere leggerlo: +39 328 8236200.</p>
<p>Corri con Me!</p>
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		<title>Gran Trail Valdigne, 14 Luglio 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jul 2012 10:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Trail Running]]></category>

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		<description><![CDATA[Non lo nascondo: non avevo mai corso in montagna, pur praticando &#8216;la corsa in montagna&#8217;. Gli appennini sono insidiosi, duri. Da rispettare. Ma la montagna è diversa. Il GTV, manco a pensarlo, capita in momento particolare. Sembra l&#8217;abbinamento perfetto: Trail e problemi. Ma è la vita. Si parte il Venerdì. Courmayeur ci accoglie con cielo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non lo nascondo: non avevo mai corso in montagna, pur praticando &#8216;la corsa in montagna&#8217;. Gli appennini sono insidiosi, duri. Da rispettare. Ma la montagna è diversa. Il GTV, manco a pensarlo, capita in momento particolare. Sembra l&#8217;abbinamento perfetto: Trail e problemi. Ma è la vita.</p>
<p><span id="more-1458"></span></p>
<p>Si parte il Venerdì. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Courmayeur" target="_blank">Courmayeur</a> ci accoglie con cielo grigio e temperatura piacevole. Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Bianco" target="_blank">Monte Bianco</a>, nascosto, ci scruta.  Che strane prospettive. Circondato da montagne che sembrano che ti cadano adosso. Siamo al sicuro, vero?</p>
<p>Mi sistemo in hotel, situato a ridosso del fiume Dora, in piena. Particolare non da poco: la stanza assegnata è a 3 metri, non di più, da letto del fiume, davanti ad una &#8216;rapida&#8217;. Un rombo continuo al quale non do il giusto peso. Lascio le borse, poi in centro del paese con gli altri della Sispsortgym. C&#8217;é anche Alessandro con i figli. Lui non correrà, ma è un local di<br />
questi luoghi. Normale salire lassù e scendere dall&#8217;altra parte. Difficile, ma normale. Non preoccuparti Daniele.</p>
<p>Non mi preoccupo, sono semplicemente spaesato. Maschero ciò con banali sorrisi di circostanza. La mia testa, poi, non è mai partita da Genova.  Si fa sera, ci si dà appuntamento a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Morgex" target="_blank">Morgex</a> per pasta-party e briefing curato dall&#8217;<a href="http://www.grantrailvaldigne.it/" target="_blank">organizzazione</a>, oltreché ritiro pettorale. Arrivano anche i Grandi Vecchi: la squadra è al completo. Il briefing è atteso soprattutto per il tempo metereologico, la pioggia ha già iniziato a bagnare Morgex. Non sono previsti fenomeni intensi,  ma la prima parte della gara sarà bagnata, poco per noi della 57, un bel po&#8217; di piu per la 100.</p>
<p>Un po&#8217; di coda nel tendone, poi tutti seduti al tavolo. Si mangia, si parla e si stempera la tensione. <em>Ma che ci faccio li</em>? continua a rimbombarmi nella testa. Rimbombo che prosegue, e si trasforma, quando tornerò nella stanza, insieme a Beppe, compagno di avventura. Il fiume è cresciuto, minaccia quasi una esondazione, ma che ci assicurano mai accaduta. Si prepara lo zaino, l&#8217;abbigliamento. Un po&#8217; di musica, poi solo il fiume.</p>
<p>Incessante e costante: non chiuderò occhio. E&#8217; assurdo, ma l&#8217;agonia è anche veloce. La luce arriva presto. Sono stanco? Non lo so: mi sembra di vivere una realtà virtuale dove le sensazioni sono annebbiate e le percezioni sfasate.</p>
<p>Usciamo di buon ora, prendiamo mio fratello a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pr%C3%A9-Saint-Didier" target="_blank">Pré Saint Didier</a> e in breve arriviamo a Morgex. Tempo di parcheggiare e assistiamo alla partenza della 100 km. <a href="https://www.facebook.com/giuliano.cavallo" target="_blank">Cavallo</a> subito in testa. Poi i compagni di società: Stefano e Luca, seguiti da Massimo ed infine Gianfranco. Piove non forte, ma laggiù, dove dovranno passare, non è bello.</p>
<p>Ci ripariamo al palazzetto, dove lasciamo le borse, e aggiustiamo gli ultimi dettagli. Un poco di tepore non guasta. Mancano 15 minuti, la zona della partenza è li vicina. In poco tempo ci raggruppiamo: un po&#8217; di foto, un po&#8217; di musica, e via! All&#8217;inizio è asfalto, poi si sale verso Pré Saint Didier, dove incontriamo il primo ristoro e punto di controllo manuale. Già tanta gente sul ciglio della strada e dei sentieri: tanti applausi e tanti campanacci al seguito.</p>
<p>Arriviamo a Courmayeur dopo circa 10 km, il cielo si è un po&#8217; aperto e non piove più. Siamo ad un ristoro principale, c&#8217;é un po&#8217; di affollamento. Raggiungo il Grande Gino, su di giri per aver perso borraccia e alimenti, e Beppe che si sta ricomponendo. Il primo riparte subito e scompare via veloce. Beppe mi aspetta e con lui arrivo  prima al centro del paese, poi all&#8217;inizio della temutissima salita.</p>
<p>Lui ha più benzina ed energia, lo vedo salire veloce e velocemente lo perdo di vista. Io mi accodo ad altri partecipanti e salgo costante. Inizio ad usare i bastoncini, che saranno un aiuto non indifferente. Ancora spettatori che ci incitano, poi si fa serio. Transitiamo nel bosco, poi in un tratto aperto, e poi di nuovo in un boschetto: gli alberi urlano mossi dal vento. Non fa freddo, ma la schiena è sudata, ed ogni tanto qualche raffica mi raffredda. La vegetazione diventa più rada, ci sono tanti fiori ed un tratto è profumatissimo: mi sembra liquirizia, ma questo non è il luogo.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="wp-image-1466 aligncenter" style="border: 1px solid black;" title="Gran Trail Valdigne" alt="gtv a Gran Trail Valdigne, 14 Luglio 2012" src="http://www.danielenicoli.com/wp-content/uploads/2012/07/gtv_a.jpg" width="585" height="225" /></p>
<p>Dall&#8217;alto una maglia Sisportgym: è Mauro, distante non più di 5 minuti.  Scatto foto, la fatica è presente ma riesco ad andare bene. Butto giù un gel, il secondo, prima del tratto finale che vedo e mi spaventa: zig-zag sino al Colle Licony. Tanti trailers colorati tracciano il paesaggio. Ogni tanto mi fermo, guardo in basso, prendo fiato e riparto. Il silenzio è rotto solo dal vento e da due voci presenti e per nulla affaticate: sono Roux e Gazzola che salgono a passo, per loro, di scampagnata.</p>
<p>Li faccio passare, uno mi da la pacca sulla gamba, l&#8217;altro mi incita. Ringrazio, ma è una parola. Tempo di girarmi che alcune urla di chi più in alto avvisa di un masso, piuttosto grande, sta cadendo giù. Ci passa accanto, per fortuna a distanza, ma sotto c&#8217;é altra gente. Le urla di tutti fanno eco nella valle. Il masso prosegue la sua strada senza fermarsi su nessun trailer. Per fortuna.</p>

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<p><a href="http://www.danielenicoli.com/2012/07/23/gran-trail-valdigne-14-luglio-2012/"><img alt="preview Gran Trail Valdigne, 14 Luglio 2012" src="http://www.danielenicoli.com/preview/preview.jpg" width="564" height="119" title="Gran Trail Valdigne, 14 Luglio 2012" /></a></p>

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<small>(cliccare sulle immagini per visualizzarle)</small></p>
<p>Si scollina, che vista il lago Licony! Paesaggi da favola. Punto di controlo. Fa freddo, metto subito il guscio, rispondo ad un SMS e bevo un poco. Riparto piano-piano, ma sto bene. si costeggia il lago, e si scende gradualmente. Altro punto foto, sorriso e adesso via. Riesco a superare un po&#8217; di concorrenti. Le gambe in discesa mi tirano sempre bene. E questa discesa tira.</p>
<p>Da prestare attenzione, però: le traverse di legno sono frequenti, a volte nascoste. Spunta il sole e ora fa caldo. Le cascate sempre presenti ci accompagneranno anche in altri tratti e&#8230; TONF! <em>M&#8217;imbelino</em>, ma non so come. Complice i bastoncini in mano cado sul fianco, ma nulla di ché. Il dolore è invece il crampo mi prende al polpaccio destro. Urlo, ma non ha effetto. Un  trailer davanti si gira, mi guarda e riparte come nulla fosse. Un altro mi passa accanto e mi dice: <em>- la caviglia? &#8211; No, crampo!</em> rispondo con difficoltà intento a tirarmi il muscolo. Anche lui passa dritto. Nessuno dei due accenna ad un aiuto. Male, peccato.</p>
<p>Mi rialzo, riprendo piano, poi di nuovo con ritmo. Il ristoro è laggiù che sembra non avvicinarsi mai. Poi, eccolo: mi servo di acqua e coca-cola. Sono un po&#8217; stanco anche perché questa discesa l&#8217;ho tirata e credevo di essere già a Planaval, distante ancora qualche km. Riprendo a camminare, il vento soffia forte. I panorami sono eccellenti e le foto non possono mancare.</p>
<p>Tratto in costa, poi dentro il bosco. Raggiungo una ragazza che saluto e mi dice che probabilmente si fermerà: non ha la testa per continuare. <em>No!</em> Le rispondo. Andiamo assieme, piano, ma assieme. Ma il suo ritmo è più lento del mio e anche lei mi invita a non fermarmi. Arrivo a Planaval correndo. Per ora bene, anche se un paio di momenti critici li ho superati.</p>
<p>C&#8217;é affollamento. Rivedo Beppe, già pronto a partire. Mi fermo un poco di più. Gel, acqua, coca-cola e un pezzo di pane. Riempio la borraccia, ma non il camel-bag. Me ne accorgerò dopo 300 m. Mi fermo un attimo indeciso se tornare indietro o meno. Ma anche in questo tratto ci sono cascate e tanta acqua. Sfido il pericolo degli alpeggi e appena un poco più un alto, verso sali e Vitargo nel camel-bag e riempio la borraccia di acqua. Prima di chiudere il tappo guardo all&#8217;interno: sembra limpida anche se puntini neri ci sono. Rischio? Forse, ma andrà tutto bene. Altro splendido vallone, poi si sale intensamente. Costeggiamo un&#8217;altra cascata, poi tratto in altitudine verdissimo.</p>
<p>Ogni tanto corro, ma sono stanco. Cammino comunque a ritmo discreto. All&#8217;alpeggio Rantin un signore (probabilmente un pastore) ci saluta e si gode i passaggi di questi &#8216;pazzi&#8217;. Lui lassu ci lavora&#8230; Arriviamo a Tramail des Ors. Mi fermo anche qui qualche minuto e mi godo l&#8217;ennesima coca-cola prima dell&#8217;ultimo strappo in salita. I volontari sempre sorridenti e gentili come in ogni altro ristoro. Aiutano non poco in quei momenti in cui sei emotivamente debole e cerchi una qualsiasi parola, anche di circostanza.</p>
<p>Riprendo e vedo i trailer lassù verso la vetta della cima di Punta Fetita. Salgo piano-piano. Ad un certo punto vedo la corda sul lato del sentiero. <em>Ta &#8211; da</em>! Tratto attrezzato, che per me significa patimento, ansia e paura. Ho il guscio, tira vento forte e i bastoncini in mano. Il respiro, affannoso, rimbomba dentro il cappuccio e quindi nelle mie orecchie. Non guardare giù! Cammino piano, guardo solo il sentiero anche se ho paura che qualcuno arrivi alle spalle e chieda strada. Anzi, sono terrorizzato che Cavallo suoni il clacson!</p>
<p>Ma anche questa passa, scollino ma vedo che si sale ancora. Tratto meno esposto, ma il vento è più forte. Chiudo i bastoncini e riprendo timoroso verso la cima, con la paura che qualche altra sorpresa si presenti. Non sarà cosi, punto di controllo manuale e via. Ora si scende tranquillamente. Ma siamo ancora in alto. Inizio ad aumentare il passo, ma ogni tanto rallento. Inizio ad essere un po&#8217; stanco, sul serio. Entriamo nel bosco, ed entra il turbo. Il terreno soffice invita a correre. La gambe tengono, alé!</p>
<p style="text-align: center;"><img class="wp-image-1467 aligncenter" style="border: 1px solid black;" title="Gran Trail Valdigne" alt="gtv b Gran Trail Valdigne, 14 Luglio 2012" src="http://www.danielenicoli.com/wp-content/uploads/2012/07/gtv_b.jpg" width="585" height="225" /></p>
<p>Supero qualche concorrente, uno davanti mi tira, sino a quando non si ferma per togliersi la giacca, il vento è sparito, il sole ancora alto in cielo scalda. Passo anche lui, ma poi mi fermo anche io per lo stesso motivo. Arrivo a Charvaz, mi siedo un paio di minuti. La discesa è stata anche questa veloce e intensa, voglio e devo riprendermi. Raggiungo anche qui Beppe, lui riparte e mi dice ci vedremo sulla strada. Un po di coca-cola un pezzetto di barretta ai cereali e via.</p>
<p>Un concorrente, simpaticamente, mi confida: <em>- anche tu usi la Coca-cola, eh!? Deve avere un effetto particolare sull&#8217;acido lattico! &#8211; E&#8217;, semplicemente, l&#8217;effetto lo zucchero e la caffeina</em>, gli rispondo. Zucchero è caffeina che dopo 10 minuti fanno il loro effetto. &#8216;Prendo&#8217; Beppe e lo tiro. Arriviamo all&#8217;asfalto. Bevo un bicchiere di acqua da un ristoro autogestito da ragazzini: grazie!</p>
<p>Ora verso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_Salle_%28Italia%29" target="_blank">La Salle</a>, il ritmo è costante. Ed è Beppe che mi tira. Ancora volontari, ancora applausi. L&#8217;arrivo è quanto mai entusiasmante per le tante persone ai lati della strada. Mi prendo gli applausi e ricambio, felice e stanco. Resto sotto le 11 ore. Potevo fare meglio, ma non importa. Nessun minuto di sonno mi hanno condizionato non poco.</p>
<p>I risultati dei compagni di <a href="https://www.facebook.com/Sisportgym" target="_blank">società</a>.</p>
<p>Nella 100 km: Stefano, un eccellente 18° posto,  Massimo si è fermato intorno al 60°, Luca al 40°, Gianfranco dopo 20 circa. Nella 57, prestazioni di rilievo: Andrea sotto le 9 ore,  Fabio appena sopra, per il Grande Gino un entusiasmante 9h 47&#8242;, Mauro ha impiegato quattro ore in meno dell&#8217;anno prima! Manca solo uno all&#8217;appello, ma ci sarà tempo anche per lui. <img src='http://www.danielenicoli.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt="icon smile Gran Trail Valdigne, 14 Luglio 2012" class='wp-smiley' title="Gran Trail Valdigne, 14 Luglio 2012" /> </p>
<p>Di seguito alcune considerazioni <em>pseudo-tecniche</em> personali.</p>
<p>- Abbigliamento -</p>
<p>Le scarpe Asics Trabuco 13 tengono bene. Ma dopo i 40 km inizio a soffrirle, sentendole &#8216;dure&#8217;, soprattutto in punta. Mi trovo meglio con quelle consumate che uso in allenamento, anche se ci corro meno km. Postura sbagliata oppure innato orientamento al &#8216;minimalismo&#8217;? Vabbé, non esageriamo, và! Farò altre prove.</p>
<p>Ho usato i pantaloni sotto il ginocchio Decathlon. Sarebbero stati più che sufficienti i normali &#8216;ciclisti&#8217;. Anche a livello di  &#8216;sicurezza&#8217; sono inutili. Non è una sbucciatura che mi mette in pericolo di vita. Un cambio di maglietta a Planaval.</p>
<p><a href="http://www.salomon.com/it/" target="_blank">Zaino Salomon</a> è discreto, ma mi fa sudare un sacco nella zona lombari pur avendo il sistema di aereazione. Non so: non mi convince. <a href="http://www.mico.it/catalog/product.php?product_id=399&amp;offset=0&amp;language=it" target="_blank">Calze Mico</a>. Buone, nessun fastidio particolare. Forse un po&#8217; troppo &#8216;spesse&#8217;. Molto utili, per me, i bastoncini. Ho usato i <a href="http://www.ferrino.it/" target="_blank">Ferrino Tour SS12</a>.</p>
<p>- Alimentazione -</p>
<p>A parte un pezzo di pane a Planaval, ho sempre e solo bevuto o acqua o coca-cola.<br />
Consumati 4 gel <a href="https://guenergy.com/" target="_blank">GU Energy</a>. Altro pianeta rispetto alle marche italiane più conosciute, sia per qualità che composizione. Poi due borraccie da 500 ml con una pastiglia <a href="http://www.nuun.com/" target="_blank">Nuun</a> e 3 misurini di <a href="http://www.my-personaltrainer.it/integratori/vitargo.html" target="_blank">Vitargo</a> in ciascuna. Le Nuun sono di buon gradimento, ma dopo un po&#8217; anche il gusto prima piacevole e delicato diventa stucchevole. Proverò a diminuire la dose. Per il motivo che spiego ora di seguito.</p>
<p>Ho un metabolismo molto lento. Generalmente pur non mangiando molto &#8216;ingrasso&#8217;. Ergo: brucio poco, anche sottosforzo. Considerazione rilevata dopo prove e rilevazioni personali. Ovviamente sarebbe opportuno e necessario degli apporfondimenti di professionisti, ma per ora sto avendo riscontri positivi. Attenzione! Io sono il medico di me stesso!</p>
<p>Bere, mangiare o integrare a cadenza regolare senza valutare le reazioni dell&#8217;organismo, o ancora meglio: le reazioni del proprio organismo, può essere dannoso: ovviamente ho provato in prima persona. Bisogna bere, mangiare ed integrare anche e soprattutto per quello che il tuo organismo richiede in quella circostanza. E per arrivare a ciò ci vuole un po&#8217; di tempo. Sono sulla strada.</p>
<p>La mia GTV è stata piuttosto lenta, perché sono lento. Ma come al <a title="Neander Trail, 23 Giugno 2012" href="http://www.danielenicoli.com/2012/06/30/neander-trail-23-giugno-2012/" target="_blank">Neander Trail</a>, ho constatato che dopo i 40/45 Km mi sento come &#8216;nuovo&#8217;. Sarà la prospettiva del traguardo? Vedremo successivamente.</p>
<p>Le rilevazioni del GPS Garmin 310XT (Ver. 4.2):</p>
<p>Distanza: 52,79 km<br />
D+: 3.345<br />
D-: 3.343</p>
<p>Alla prossima.</p>
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		<title>Neander Trail, 23 Giugno 2012</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jun 2012 10:59:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Trail Running]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche mese fa, durante una riunione in società per programmare e definire le partecipazioni di tutti, e sull&#8217;onda del continuo e mai spento entusiasmo, avevo manifestato  l&#8217;intenzione a parteciapare al Cro -Magnon. Penso: sono stato sorteggiato per la CCC, perché non impegnarmi nella stessa distanza con il dovuto anticipo? Non ricevetti risposta. Ma, all&#8217;unisono, vidi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche mese fa, durante una riunione in società per programmare e definire le partecipazioni di tutti, e sull&#8217;onda del continuo e mai spento entusiasmo, avevo manifestato  l&#8217;intenzione a parteciapare al Cro -Magnon. Penso: sono stato sorteggiato per la <a href="http://www.ultratrailmb.com/" target="_blank">CCC</a>, perché non impegnarmi nella stessa distanza con il dovuto anticipo?</p>
<p><span id="more-1435"></span></p>
<p><img style="border: 1px solid black;" title="neander_trail_a" alt="neander trail a Neander Trail, 23 Giugno 2012" src="http://www.danielenicoli.com/wp-content/uploads/2012/06/neander_trail_a.jpg" width="585" height="225" /></p>
<p>Non ricevetti risposta. Ma, all&#8217;unisono, vidi scuotere la testa di tutti i: destra-sinistra, sinistra-destra. Più volte Era un cordiale invito ad evitare, almeno per quest&#8217;anno. Accettai il riscontro. E mesi dopo scoprii anche il perchè. Io stesso credo che, ad oggi, non ho ancora la preparazione mentale per poter sopportare non tanto i km, ma &#8216;salite decise e discese salate&#8217;. Mi ri-cimenterò, allora, nel Neander Trail! Mio primo Trail importante l&#8217;anno scorso.</p>
<p>Seconda parte del percorso lungo. Meno panoramico, meno spettacolare, ma di una durezza che anche se non hai già più di 55  km nelle gambe, si fa sentire. Tantissima discesa su terreno dove neanche il miglior Giucas Casella riuscirebbe a camminare. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Prealpi_di_Nizza" target="_blank">Rocce di granito</a> ovunque, anche a ridosso di Montecarlo.</p>
<p>Con mio fratello, Gianfranco e Massimo, si decide scendere in treno. La favorevole combinazione logistica ci fa arrivare alla stazione di Cap d&#8217;Ail per tempo. Ma la stazione di Cap d&#8217;Ail dista circa tre km dalla partenza del pullman: km che percorriamo lungo il &#8216;bord de mer&#8217; con borse sotto il sole cocente di mezzodì. Arriviamo comunque con un buon anticipo che ci permette di mangiare qualcosa. Con gli altri partecipanti ci accomodiamo. Appena in moto il pulmann un signore dell&#8217;organizzaizone ci dice: &#8211; <em>se state male per le curve, alzate il braccio che ci fermiamo</em>. Burp! Avrò fatto bene a mangiare la mia insalata di farro e orzo? Ri-burp! Le curve tortuose iniziano da subito, ma non accadrà nulla. A nessuno.</p>
<p>Le gambe degli atleti trasbordano dal sedile. Sono tutte ben definite e muscolose. E un complesso d&#8217;inferiorità che mi porto dietro da un bel po&#8217; da quando pratico questo sport. D&#8217;accordo che provengo dal nuoto, d&#8217;accordo che sono ancora nella fase di &#8216;costruzione&#8217;, ma non c&#8217;é paragone. Quadricipiti e polpacci non hanno a che vedere con i miei. Un altro  pianeta. Che ci faccio li seduto allora?</p>
<p>Cuffie in testa mi distraggo. Si sale decisamente e dopo un po&#8217; di curve, passiamo da un tratto asfaltato che è passaggio della gara: uno dei primi (Zarantonello) cammina. E&#8217; vero, sono già tanti km (intorno al 70°), ma il terrore si diffonde. Arriviamo a Camp d&#8217;Argent, clima fresco e temperato, musica e una piacevole ma contenuta confusione accoglie tutti.</p>
<p>I primi del CRO sono passati da un pezzo. Ma dal monte continuano ad arrivare. Chi sofferete, chi sorridente. Alessandro è transitato intorno al 20° posto. Francesco &#8216;Espansione&#8217; arriva anche lui presto. Ma ha tirato troppo. Si &#8216;nasconde&#8217; nel ristoro per recuerare, pochi di noi lo notano. Maestro Riccardo arriva di buon umore. Completerà il &#8216;viaggio&#8217; con un ottimo tempo. E&#8217; la volta di Federico, stanco fuori. Appena partito &#8216;dentro&#8217;. Arriva anche Francesco, a corto di allenamento ma sorridente. Luca si è fermato per problemi &#8216;esterni&#8217; alla corsa: un&#8217;allergia epidermica. Era nei primi 50. Enrico con la sua inconfondibile capigliatura sta meglio di tutti e lo urla anche. Bene così.</p>
<p>Noi dobbiamo ancora partire, ma sappiamo e conosciamo quella fatica. Per quanto possibile si aiuta a riempire borracce, passare un piatto di pasta. E scambiare due parole, quelle che danno input importanti e condizionanti. Scatto foto, incito, applaudo, dimeticandomi per un attimo della mia partenza. Poi, con il tempo che stringe, inzio a cambiarmi.</p>
<p>Sto bene. la mia preparazione è ben diversa dall&#8217;anno scorso. Un po&#8217; di kg in meno. Una gamba più presente. Punzonatura, tre, due, uno, via! Piccolo ghirigori per filtrare il gruppo. La prima discesa sarà su single-track. Mi fratello mi tira subito. Ma, cazzarola, anche se tengo, so già che non devo farlo.</p>
<p>In poco tempo io, Fabio, Massimo e il Grande Gino siamo assieme. Abbiamo lo stesso ritmo, ma per rompere le palle, ricordo sempre che per me (ma forse anche per gli altri) quell&#8217;andatura è troppo alta, avendo in prospettiva quasi 60 km. Stiamo andando ad una media di 7 km/h. Lunghi tratti di discesa invogliano e tirano, lo so. Ma la cautela non<br />
è mai troppa.</p>
<p>Cerco di essere preciso: i nuovi gel consigliati da un <em>Top-Runner</em> sembrano siano ben recepiti: gusto piacevole, ottima composizione e nessun fastidio di transito nello stomaco. Bevo il giusto. Arriviamo al Col d&#8217;Ablé, poco meno di 20 km, in 2h 40&#8242;. Poco prima, il grande Gino ci allarma: problemi d&#8217;intestino lo richiamano nel bosco. Per qualche minuto lo perdiamo. Arriva poco dopo di noi al ristoro, ma riparte prima.</p>
<p>Sto ancora bene, anche se inizio a sentire qualcosa. Qualcosa che si concretizzere intorno al 25 km: nausea. Causa? Non credo i gel, alla fine sono solo tre quelli assunti. Più verosimile il fatto di aver tirato troppo. Al 30° Massimo e Gino superano me e mio fratello, che mi accompagnerà sino alla fine. Sono le 22 passate, da poco abbiamo acceso la frontale.</p>
<p>Il percorso non è impegnativo, ma riesco solo a camminare. A volte più veloce, a volte più lentamente. Carrareccie e un poco di asfalto ci avrebbero tirato, e invece. Punto di controllo prima della salita a Mont Ours. Seppur con difficoltà, salgo discretamente. La ricordo non troppo impegnativa, e neppure troppo lunga. La cima arriva presto.</p>
<p>Ora la prima discesa massacrante, che ci portera al Col des Banquettes. Primo tratto impossibile correrlo, almeno per me. Vuoi per le tante pietre disseminate, vuoi per la costante nausea che mi tiene  ancora di più a freno. Per poco ho il dubbio che il ristoro sia stato spostato. Scendi e scendi e non vedi e senti nulla. Di fronte, invece, la salita al Baudon illuminata dalle numerose frontali.</p>
<p>La discesa si fa un po&#8217; corribile, e all&#8217;improvviso ecco le luci, e la musica, del ristoro. Sto leggermente meglio, ma chissà. Mi siedo un attimo. Cambio le pile alla frontale, salvo poi scoprire che avevo attivato l&#8217;intensità minima: ecco il perché della luce debole. M&#8217;<em>imbibino</em> di coca-cola: effetto placebo o reale, sembra mi sia iniettato adrenalina pura.</p>
<p>Primo strappetto tosto, poi mi sembra di volare. In questo tratto è mio fratello che m&#8217;invita ad andare piano. M&#8217;incazzo con chissà chi e che cosa: ma stare cosi per tutta la gara era un peccato??? Inizia una nuova Neander. Ci accodiamo ad un gruppetto del CRO, ma le gambe mi tirano. Li superiamo e arriviamo in cima in meno di un ora. Non un tempone. Ma<br />
neanche molto.</p>
<p>Ora un&#8217;altra Neander ancora. L&#8217;effetto della bevanda svanisce. Non divento mollo, ma torna la nausea. La discesa dal Baudon la conoscono e la ricordo. Difficile, sembra quasi alpinismo. Le gambe ci sono. Ma gli alluci di entrambi i piedi iniziano a farsi sentire. Arrivati in fondo ora l&#8217;obiettivo è la salita alle antenne. Cosi vicine, cosi lontane.</p>
<p>Alcuni ci superano, alcuni li superiamo. Un concorrente del CRO parla e sparla: ha sonno ed è stanchissimo. Non riesco a consolarlo anche perché io non sto molto meglio. Spesso con la testa china come se ad alzarla potessi vomitare. Situazione che sfioro quando in cima alla collina. Mi fermo un attimo, sto per buttarmi due dita in gola. <em>Ma vaffanculo! No!</em> Tengo duro e metto in pratica alcuni suggerimenti, semplici e banali: massaggio lo stomaco. Tutto qua.</p>
<p>Un gruppo torna indietro dopo aver perso il sentiero: situazione uguale a quanto accaduta a me l&#8217;anno scorso. Si scende su sentiero che costeggia il monte. Davanti a noi un concorrente tiene un buon passo, ci accodiamo. Poi respira anche lui. Camminiamo sempre decisi, per quanto decisi possiamo essere dopo più di 45 km intensi.</p>
<p>Un po&#8217; di stanchezza affiora. Sbuchiamo sull&#8217;asfalto, qualche centinaio di metri costeggiamo il Golf Club. Ora deviazione nel bosco che ci porterà alla Turbie e relativo punto di controllo. Poi piccola deviazione rispetto all&#8217;anno scorso e si sale sopra il paese per poi scendere a capofitto ed arrivare al punto acqua.</p>
<p>Un foglio scritto a mano ci informa che la Spagna ha battuto la Francia due a zero. Beviamo una coca-cola e salutiamo Francesco che all&#8217;improvviso è spuntato alle nostre spalle: lo credevamo già al traguardo con Federico. Invece si sono persi più in alto e hanno deviato per quasi 45 minuti totali. Lui ci ha raggiunti, Federico sta scendendo con Mauro.</p>
<p>Albeggia, e nonostante stanchezza e malessere le belle sensazioni si manifestano. Passiamo sopra Montecarlo, la cittadina non è un granché, ma il panorama è comunque di effetto. Sto meglio e affronto gli ultimi km sereno e felice. Gli ultimi due ri-correndo: la discesa alla passeggiata e il relativo bord de mer li superiamo velocemente.</p>
<p>Alla fine non sento quasi la stanchezza. E&#8217; logico Daniele: hai camminato per più di 30 km! Ma non ho voglia di cercate spiegazioni logiche e razionali. In fondo me la sono goduta anche così.</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.270657726374658.62937.100002912994686&amp;type=3&amp;l=5a3c7c809d" target="_blank">Qui</a> un bel po&#8217; di immagini. Due interessanti interventi sulla manifestazione: <a href="http://www.spiritotrail.it/forum/viewtopic.php?f=5&amp;t=6254&amp;start=70" target="_blank">Digiae</a> e <a href="http://www.spiritotrail.it/forum/viewtopic.php?f=5&amp;t=6254&amp;start=80" target="_blank">Pietro</a>, Gran Capo di questa eccellente manifestazione.</p>
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		<title>E&#8217; sempre stato Trail Running</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jun 2012 21:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Trail Running]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; vero. Questo spazio personale, ad oggi, è monopolizzato da un solo argomento. Ma sto ancora cavalcando sull&#8217;onda dell&#8217;entusiasmo, della novità, capitemi. Sono state settimane di tranquilli allenamenti. Spesso con Federico e il Grande Gino, a volte con mio fratello, un paio di volte con Davide, prossimo partecipante ad uno delle competizioni storiche di Endurance: The [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; vero. Questo spazio personale, ad oggi, è monopolizzato da un solo argomento. Ma sto ancora cavalcando sull&#8217;onda dell&#8217;entusiasmo, della novità, capitemi. Sono state settimane di tranquilli allenamenti. Spesso con Federico e il Grande Gino, a volte con mio fratello, un paio di volte con <a href="http://returningthescrew.blogspot.it/" target="_blank">Davide</a>, prossimo partecipante ad uno delle competizioni storiche di Endurance: <a href="http://ws100.com/" target="_blank">The Western States Endurance Run</a>. Correrà proprio mentre io scenderò da Cap d&#8217;Argent verso Montecarlo, nella sorella minore del <a href="http://www.cromagnon-extremerace.net/it/" target="_blank">CRO-Magnon</a>, la Neander Trail.</p>
<p><span id="more-1332"></span></p>
<p>Proprio con Davide sono ripassato in luoghi della mia infanzia. Quei prati che calpestavo da bambino. Ed ho pensato che.</p>
<p>Il Trail Running, probabilmente, è sempre esistito.<br />
Il Trail Running, probabilmente, lo abbiamo spesso praticato.</p>
<p>Non esisteva un circuito ad anello. Neanche dai monti al mare o viceversa. Il più organizzato era quello a Margherita. Borse, giacche e genitori seduti al centro del prato. Noi che con ritmo costante salivamo e scendevamo prima da quella parte, poi dall&#8217;altra. Avevamo qualche vantaggio: il ristoro sempre li, appunto al centro. La direzione della gara, i volontari e il soccorso sempre quasi visibili. Uscivamo solo in presenza di sole e poche nuvole. E finita la giornata non dovevamo guidare per tornare a casa.</p>
<p>Avevamo qualche svantaggio: le scarpe basse, senza ammortizzamento. Ma già un inizio di <a href="http://www.barefootrunning.fas.harvard.edu/index.html" target="_blank">barefoot running</a>. L&#8217;abbigliamento era di cotone vario, a volte lana, poco tecnico. Eravamo meno attenti alla sicurezza, anche se la direzione spesso si raccomandava: tagli pochi, sbucciature molte.</p>
<p>Durante i tratti corsi da solo, spesso mi è tornato in mente il bambino che ero e che correva senza mai provare cosa era la fatica. Avevo, avevamo, l&#8217;argento vivo. Correvamo per piacere di cadere sull&#8217;erba o per il gusto di essere primi a superare il traguardo <em>dell&#8217;albero laggiù in fondo</em>. Correvamo perché, già allora, volevamo un po&#8217; fuggire dalla città.</p>
<p>E&#8217; una visione personale e disincantata. Un armarcord che però mi piace sempre portare dentro. E che ha sempre uno spazio riservato nel mio interpretare questo sport.</p>
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		<title>Le Porte di Pietra, 12 Maggio 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 19:46:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Trail Running]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno prima della gara, come tutti i giorni, per andare al lavoro percorro la sopraelevata.  Un paio di volte mi sono &#8216;assentato&#8217; per qualche minuto. Forse un km. Complice il limite di velocità, e quindi il relativo transito lento, avevo immaginato scorrazzare sulle cime che caratterizzano la traversata nella Valle Borbera: l&#8217;Antola, il Carmo, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno prima della gara, come tutti i giorni, per andare al lavoro percorro la sopraelevata.  Un paio di volte mi sono &#8216;assentato&#8217; per qualche minuto. Forse un km. Complice il limite di velocità, e quindi il relativo transito lento, avevo immaginato scorrazzare sulle cime che caratterizzano la traversata nella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Valle_Borbera" target="_blank">Valle Borbera</a>: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Antola" target="_blank">l&#8217;Antola</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Carmo" target="_blank">il Carmo</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Ebro" target="_blank">l&#8217;Ebro</a>.  Anche se alcune non le avevo mai &#8216;visitate&#8217;, immaginavo di passarci sopra, a tutta birra.  Ero pronto e preparato. Ancora di più eccitato.  Il nome stesso, <a href="http://www.gliorsi.org/" target="_blank">Porte di Pietra</a>, mi trasmetteva timore e rispetto. Ultratrail tra i primi, era uno degli obiettivi stagionali.  Finire il percorso sarebbe stato per me motivo di orgoglio e piacere.</p>
<p><span id="more-1402"></span></p>
<p>Le Porte di Pietra, invece, si sono concluse nel peggiore dei modi: il ritiro. Giornata particolare. Calda, caldissima.  Il tempo metereologico ha prevalso sulla preparazione fisica e mentale di molti.  Mi sento bene, davvero. Mi alzo alle 5 e non sento nessu affaticamento da sonno. Preparo la mia razione K, che di chimico ha solo il nome, e poco dopo esco di casa.</p>
<p>La luce illumina già la città. Nessuna nuvola all&#8217;orizzonte. Arriviamo a Cantalupo Ligure in poco. L&#8217;agitazione sale e fa già caldo. Ma sembra che nessuno dia la giusta importanza alla temperatura. Partiamo e si sale subito. Qualche km per scremare il gruppo, prima della Salita alla Croce degli Alpini.  Superiamo la passerella di Pertuso, ci godiamo gli applausi e via, inizia la scalata. Ora il sole è più inteso, ed ora qualche allarme, inconsapevolmente, lo riceviamo.</p>
<p>Sono come al solito vicino alla coda del gruppone. Ma un po&#8217; di gente dietro è presente. Davanti una trailer scivola spesso. Il suo compagno l&#8217;aiuta e contemporaneamente gli scatta fotografie. Qualcuno borbotta. Appena dietro di me, il Grande Saggio Gino dice: <em>- ringrazieremo questo ritmo</em>! Lento e spezzato.</p>
<p>Il sole fa capolinea sulle nostre teste, siamo al 6 km, ma sembra che siamo in corsa da ore. Abbiamo tutti energie, in fondo siamo all&#8217;inizio. Ma consumeremo più di quanto previsto. Anche con la testa. Arriviamo in cima, ora un po&#8217; di sali e scendi.  Mi fermo al bivio per la strada verso Roccaforte. Scambio due parole un volontario, incontrato già l&#8217;anno scorso quando salimmo per fare una &#8216;ricognizione&#8217; del percorso.</p>
<p>Mi indica tutto il percorso: <em>- vedi, passerete di la, poi la ed in fine giù di li!</em> La mia testa in quel momento riceve un input, forse non positivo.  Elabora, incosciamente, che il tragitto è troppo lungo per come mi sento e per le condizioni metereologiche. Ma questo lo affermo ora, a posteriori. Dopo averci anche un po&#8217; pensato su.</p>
<p>Ora discesa, poi strada sterrata che è un forno ventilato. Ancora caldo, caldissimo. Arrivo al primo ristoro e vedo, con sorpresa, il compagno di squadra Alessandro sdraiato sul ritaglio  di prato in ombra. Non sta bene, ed è uno delle prime vittime. Mi dice che già ci sono altri ritiri illustri. Ma me basta interpretare il suo stato fisico per ricevere un secondo input, sempre negativo.</p>
<p>Sono affaticato, fiato corto. Non so per quale motivo cerco di fare tutto di fretta. Imparerò anche qui, che 70 km permettono soste più lunghe e  tranquille. Anche all&#8217;inizio. Tiro fuori i bastoncini nuovi di zecca: imparerò ad usarli. Riesco a &#8216;tirare&#8217; Alessandro. Riparte con me, ma ovviamente per poco.  Sul pratone verde smeraldo scapperà via: <em>Ci provo!</em></p>
<p>Inizio a soffrire di più e rallentare. Ho bevuto costantemente, ma forse non basta. Ho mangiato due pezzetti di grana: anche se piccoli forse &#8211; anzi, sicuramente &#8211; ho sbagliato. Il fisico, ora, all&#8217;inizio, aveva bisogno di benzian diversa. Per assurdo, anche se in piena sofferenza i km tra i 12 e 18 passano anche velocemente. Incontro un trailer che rilascia in Val Borbera quel poco che aveva nello stomaco. Un paio di altri mi superano.</p>
<p style="text-align: center;"><img class=" wp-image-1409 aligncenter" style="border: 1px solid black;" title="porte_di_pietra_b" alt="porte di pietra b Le Porte di Pietra, 12 Maggio 2012" src="http://www.danielenicoli.com/wp-content/uploads/2012/05/porte_di_pietra_b.jpg" width="540" height="225" /></p>
<p>Sto male. Mi fermo un attimo e provo a buttare un gel nello stomaco. Non ci riesco totalmente: gusto orrendo. Ossessivamente guardo il GPS, non tanto per la distanza, quanto per il ritmo. Lento, ma costante. Arrivo a Costa Salata e vedo da distante mio fratello sofferente vittima non tanto del caldo quanto dell&#8217;ernia. Chissà, forse avrebbe anche continuato. Butto nervosametne i bastoncini sul prato: è segno della resa. Consegno il pettorale e vado a comprarmi una coca-cola nell&#8217;adiacente ristorante. In poco tempo sto meglio, mi passa per la testa di ripartire, ma altri due trailer che tornano  indietro dopo essere ripartiti, mi fanno capire che non è il caso.  Forse tutti consapevoli che aver continuato sarebbe stato peggio. Va bene soffrire e faticare, ma entro un certo limite. Interpreto cosi anche i loro sguardi.</p>
<p>Scendiamo a Cantalupo con due volontarie. Incorciamo altri due ritirati  che stanno facendo ritorno a piedi.  La Finestre di Pietra sono pronte alla partenza.  Saluto e motivo il mio ritiro agli amici e compagni di squadra che si apprestano a partire. E forse, involontariamente, faccio del terrorismo psico-metereologico. Anche la loro gara sarà in egual modo caratterizzata da numerosi ritiri.</p>
<p>Sono deluso, ma a conti fatti è stato meglio cosi.  Questa edizione è partita, ma forse si era al limite per prendere certe decisioni su variazioni di percorso o integrazioni di ristori e nei ristori.  Alle PdP credo riparteciperò. In fondo anche io sono vittima del suo fascino. Maledizione.</p>
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		<title>Trail di Santa Croce, 29 Aprile 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 20:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Trail Running]]></category>

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		<description><![CDATA[Splendido scorcio della Liguria, perfettamente &#8216;assemblato&#8217; dall&#8217;ottima organizzazione. Come descritto sul sito istituzionale, il percorso è naturale e cosequenziale. Niente giri  forzati, mulattiere e sentieri di una volta. Dove la fatica di tutti i trailer, di questa domenica, si somma a quella che decenni prima era il risultato di necessità e non strettamente un piacere. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Splendido scorcio della Liguria, perfettamente &#8216;assemblato&#8217; dall&#8217;ottima organizzazione. Come descritto sul <a href="http://www.trailsantacroce.com/" target="_blank">sito</a> istituzionale, il percorso è naturale e cosequenziale. Niente giri  forzati, mulattiere e sentieri di una volta. Dove la fatica di tutti i trailer, di questa domenica, si somma a quella che decenni prima era il risultato di necessità e non strettamente un piacere.</p>
<p><span id="more-1377"></span></p>
<p>Come <a href="https://www.facebook.com/sara.sannicolo" target="_blank">Sara</a> aveva anticipato, la pioggia è parte del pacco gara. Il Cammino di Santa Croce se la porta dietro dalla sua nascita. Non molto, sono 3 anni, ma quel che basta per definirla una maledizione, o semplicemente una caratteristica. Per certi versi, è stata una fortuna che il sole non abbia fatto capolinea sulle nostre teste. Quello di Aprile sarebbe stato devastante. Peccato, per contro, non aver potuto godere di panorami eccezionali. Mai come lassù gli appennini cadono in mare.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="border: 1px solid black;" title="santa_croce_a" alt="santa croce a Trail di Santa Croce, 29 Aprile 2012" src="http://www.danielenicoli.com/wp-content/uploads/2012/05/santa_croce_a.jpg" width="540" height="225" /></p>
<p>Arriviamo a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bogliasco" target="_blank">Bogliasco</a> e incrociamo la coda del gruppo del percorso lungo, appena partito.  Posteggiamo al campo sportivo, situato a circa <em>100 D+</em> dalla partenza, prendiamo la navetta, arriviamo alla palestra   e ci si prepara. Dopo il briefing, il Conte, Chef della manifestazione, invita tutti a recarsi sulla partenza. Mi accorgo nel dunque di avere la mutanda degli short fuori posizione. Corro dentro la palestra e fantozzianamente, davanti alle 3 simpatiche volontarie che consegnavano il pettorale, mi tiro giù i pantaloni con poca discrezione. Uno scostumato, vero. <em>Oddio devi rincorrerli!</em> Nulla di questo.  Si ci avvia alla partenza tranquillamente.</p>
<p>Primo tratto in asfalto, poi si sale subito, e con intensità. Il percorso rispetto all&#8217;anno scorso è abbastanza modificato. Invece di superare Sessarego e salire dallo stesso crinale, ci allarghiamo verso ponente e corriamo saliscendi continui. Gino, il <a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100000708884726" target="_blank">Grande Gino</a>, prima della partenza lamentava dolori e doloretti. Oltre ad una diffusa stanchezza. Ma come copione, corre sempre più veloce. Scala e sale che è un piacere, ed io fatico a stargli dietro. Ci vogliono 4 km perché il fiato &#8216;si rompa&#8217; e possa iniziare a sentirmi più sciolto.</p>
<p>Inizia a piovere, non forte. E nonostante un cielo plumbeo e la visuale limitata, si può godere di scorci tipici e comunque affascinanti. <em>Vai Gino, tira in salita: la discesa sarà fangosa e poco corribile!</em> Incosciamente lo spingo, ma intanto lui va sempre più di me. Costante nel passo. Saggio nel non premere troppo. Superiamo Bric Gianesi, arriviamo in poco presso Casa Cordona dove incontriamo e correremo per un breve tratto l&#8217;asfalto. Raggiungo qui <a href="https://www.facebook.com/gino.tripodi" target="_blank">Gino</a>, che mi porterà e tirerà, più avanti, sino al traguardo.</p>
<p>Ora un po&#8217; di saliscendi in costa. Nuvole basse o noi in alto? Siamo intorno ai 800 m. Strano, ma poi neanche tanto, il vento: giù in basso tiepido, da sud. Quassu fresco e pungente. E il mare, la costa, sarà in linea d&#8217;aria a non più di 2 km.</p>
<p>Saltiamo il tratto per raggiungere il Monte Riondo: l&#8217;organizzaizone ci fa passare dalla strada provinciale: troppo fango. Si scivola e si rischia. Ottima scelta, la sicurezza per prima, ma se penso all&#8217;anno prima, mi sembrava di correre sull&#8217;asciutto. Primo rifornimento e già tanta fame. Ma non rischio: siamo bagnati quel che basta con il vento che tiene la nostra temperatura corporea un po&#8217; più bassa. Riprendiamo la costa e non posso non scattare il Grande Gino che si perde nella nebbia. Raggiungiamo la cima Coppi, il Monte dell&#8217;Uccellato.</p>
<p><img class="wp-image-1382 aligncenter" style="border: 1px solid black;" title="santa_croce_b" alt="santa croce b Trail di Santa Croce, 29 Aprile 2012" src="http://www.danielenicoli.com/wp-content/uploads/2012/05/santa_croce_b.jpg" width="600" height="250" /></p>
<p>Ora si scende. Al Grande Gino avevo promesso l&#8217;avrei tirato in discesa. Ecco: mai esporsi. Lui scappa via e io, un po&#8217; timoroso, rallento. Affrontiamo una mulattiera crudele: è corribile, ma non devi distrarti un attimo. Se qui perdi il controllo ti segni per sempre. Un po&#8217; di asfalto e arriviamo a Levà. Per poi risalire subito. Entriamo subito nel bosco e sento essere inseguito. I primi della lunga ci raggiungono. Mi fermo e li saluto, non posso fare altro: Ansaldo, Barnes e Canetta, camminano con un passo doppio del mio, con il doppio e più km nelle gambe. Il primo, Zarantonello è già passato. E&#8217; o non è un altro sport il loro? Si riprende, tratto pianeggiante poi discesa sino a Teriasca. Poco prima incrocio Andrea infortunato: spalla dolorante. Lui scende a denti stretti presso il punto di raccolta. Ci fermiamo, ma il suo nulla osta ci <em>permette</em> riprendere a correre. Bravo!</p>
<p>Il Grande Gino mi ha staccato di qualche centinaio di metri. Gino, invece, mi raggiunge. E da ora mi tirerà sino al traguardo. Sono un po&#8217; stanco, i 47 km dell&#8217;<a title="Elbatrail, 22 Aprile 2012" href="http://www.danielenicoli.com/2012/04/26/elbatrail-22-aprile-2012/" target="_blank">Elba Trail</a> ora li sento. Al ristoro di Pieve Ligure, un signore anziano mi dice qualcosa. Non riesco a capirlo, ma ascolto qualcosa che forse la stanchezza mi fa mal interpretare e capire: &#8216;<em>&#8230;corri con il diavolo</em>&#8216;. Occavolo!!! Cosa voleva dire? Il diavolo era riferito al buon Gino oppure mi ha visto in viso provato e stanco e con un aspetto poco raccomandabile? Gli stringo la mano al volo, sorrido e scappo via. Un po&#8217; spaventato.</p>
<p>Tratto panoramico sulla costa, gran bei posti dove vivere a abitare questi. Me lo ripeto in continuazione. Cerco qualce scorcio e per poco immagino viverci. L&#8217;invidia, brutta cosa, eh! Arriviamo a San Bernardo, si scende finalmente. Ancora volontari, e ancora tanti Grazie al loro operato e alla loro presenza. Il Grande Gino e Gino mi precedono di poco. Chiudo ad un ritmo di 7 km/h. Non molto, ma neanche poco per i miei ritmi. Sorpresa per le doccie promiscue. Finiamo con focaccia al formaggio, trofie al pesto e una buona fetta di crostata.</p>
<p>Intanto la pioggia, leggera-leggera, continua a cadere.</p>
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