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Qualche giorno prima della gara, come tutti i giorni, per andare al lavoro percorro la sopraelevata. Un paio di volte mi sono ‘assentato’ per qualche minuto. Forse un km. Complice il limite di velocità, e quindi il relativo transito lento, avevo immaginato scorrazzare sulle cime che caratterizzano la traversata nella Valle Borbera: l’Antola, il Carmo, l’Ebro. Anche se alcune non le avevo mai ‘visitate’, immaginavo di passarci sopra, a tutta birra. Ero pronto e preparato. Ancora di più eccitato. Il nome stesso, Porte di Pietra, mi trasmetteva timore e rispetto. Ultratrail tra i primi, era uno degli obiettivi stagionali. Finire il percorso sarebbe stato per me motivo di orgoglio e piacere.
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Splendido scorcio della Liguria, perfettamente ‘assemblato’ dall’ottima organizzazione. Come descritto sul sito istituzionale, il percorso è naturale e cosequenziale. Niente giri forzati, mulattiere e sentieri di una volta. Dove la fatica di tutti i trailer, di questa domenica, si somma a quella che decenni prima era il risultato di necessità e non strettamente un piacere.
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